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Bhutan

Dall’alto del vertiginoso strapiombo dove sorge il monastero Taktsang o “Nido della Tigre”, un monastero dalle pagode color oro zecchino che pare uscito da una favola orientale, il Bhutan ci si dispiega davanti in tutta la sua impenet ...

Dall’alto del vertiginoso strapiombo dove sorge il monastero Taktsang o “Nido della Tigre”, un monastero dalle pagode color oro zecchino che pare uscito da una favola orientale, il Bhutan ci si dispiega davanti in tutta la sua impenetrabilità, con erte montagne che si perdono in ogni direzione, ricoperte di boschi fittissimi ed inviolati, cui si deve lo straordinario isolamento politico e culturale in cui è vissuto fino a pochi decenni fa. Nonostante l’apertura al mondo che ha caratterizzato le politiche degli ultimi decenni, il “paese proibito” si presenta fortunatamente ancora oggi come un luogo fuori dal tempo, immacolato ed intriso di poesia: i bei paesaggi montani, miracolosamente, non presentano qua le ferite dell’industrializzazione; i Bhutanesi, persino nella vivace capitale Thimphu, si aggirano nei colorati abiti tradizionali in seta ricamata; i palazzi, immuni dalle tendenze razionalistiche del ventesimo secolo, si presentano, senza eccezioni, con facciate in legno finemente intarsiato a mano.

Sembra incredibile che questo piccolo paese di soli seicentomila abitanti, confinato per secoli all’isolamento culturale dalla sua corrucciata topografia e vissuto fino a pochi anni fa in un anacronistico medioevo tecnologico (la TV è stata “concessa” dal re ai suoi sudditi solo a metà degli anni ’90), sia assurto, nel giro di pochi anni, a laboratorio di idee studiato e preso a modello da sociologi ed economisti di tutto il mondo: qua, com’è noto, il progresso nazionale non si misura con il PIL  ma con “la Felicità interna lorda” dei cittadini; le foreste, miracolosamente, occupano ogni anno superfici sempre più estese, consentendo al Bhutan di sequestrare enormi quantità di CO2 e diventare niente meno che il primo paese al carbonio negativo al mondo. A rompere le cortine dell’isolamento, più che le politiche illuminate del quarto re Jigme Singye Wangchuck, è stata soprattutto la costruzione di una comoda, seppur tortuosissima strada asfaltata che attraversa il paese da Est a Ovest, e che oggi consente anche al visitatore più frettoloso di visitare facilmente molte delle principali attrazioni del paese in meno di una settimana. Si rischia tuttavia di vivere un’esperienza riduttiva della magia di questo paese, se ci si limita, come fanno gran parte dei visitatori, al circuito base di una settimana proposto da gran parte dei tour operator locali, che fa capo alle fortezze (Dhong) ed ai monasteri della capitale e della vicina città di Paro, e già interessato da un discreto flusso turistico.

È bene dunque pianificare un viaggio di almeno due settimane, così da potersi avventurare nel più isolato meno battuto Est del paese, dove, con un pizzico di fortuna, ci si trova a vivere esperienze infinitamente più esclusive ed autentiche. Come intrufolarsi all’imbrunire all’interno del monastero di Gantey Gompa nella Phobjika valley, attirati dai canti e dal suono dei cembali, e scoprirsi gli unici, privilegiati spettatori di una colorata cerimonia buddista che pare uscita da un sogno, tra danzatori mascherati e centinaia di monaci ornati da voluminose tiare rosso fuoco. Oppure, spostandosi nel bel distretto del Bushtang, famoso per la ricchezza dei suoi templi, inoltrarsi un giorno fino alla remota Ora Valley, e passare un’intera giornata in compagnia di un gruppo di pastori; o magari raggiungere a piedi i bellissimi villaggi di Merag e Sakteng abitati da popolazioni seminomadi di etnia Brokpas, nel remoto e suggestivo Trashigang, dove il tempo, senza esagerazioni, sembra essersi magicamente fermato ad un fiabesco medioevo rurale.

È del resto solo avventurandosi in lunghi trekking che si può sperare di penetrare i segreti del piccolo regno, ancora sprovvisto in massima parte di una vera e propria rete stradale, e respirarne a pieni polmoni il fascino primigenio. Si può scegliere tra il Druk Path ed il Bumdra Path, della durata di circa una settimana, o i più impegnativi Jhumolari trek e Laya trek, di dodici e diciotto giorni rispettivamente, che ci portano questa volta tra le valli immacolate del Nord, in un continuo susseguirsi di laghi e ruscelli di montagna, mandrie di yak al pascolo e scorci mozzafiato sui picchi innevati dell’Himalaya.

I più avventurosi si avventureranno invece nel non meno spettacolare distretto del Tashi Yangtsee, noto in Bhutan per essere il prediletto dall’elusivo Yeti o “abominevole uomo delle nevi”.  Si potrebbe stare ore, seduti attorno al fuoco, ad ascoltare la guida locale raccontare delle tracce lasciate dall’elusiva creatura nel corso dei decenni: impronte lunghe circa un piede, un forte odore di aglio e pochi ciuffi di pelo rossastro che, fatti analizzati in Gran Bretagna, non sembrerebbero appartenere ad alcuna specie nota. E ci si ritrova a pregare che almeno questo angolo di mondo possa rimanere per sempre inaccessibile ed inviolato, e conservare nei secoli il suo alone di magia e mistero.

A descrivere mirabilmente queste indimenticabili escursioni è la regina madre del Bhutan nel suo libro “Treasures of the Thunder Dragon”, frutto di innumerevoli viaggi a piedi e considerato a buon diritto una Bibbia imprescindibile per programmare il viaggio. Nei pressi dei monasteri che si incontrano lungo il cammino, come il superbo Lingzhi Yügial, può capitare di scorgere isolate macchie di rosso in mezzo alle rocce. Sono monaci che contemplano seduti la vastità del paesaggio, immersi in sedute di meditazione che possono durare ore: una visione che, da sola, regala una tale pace interiore da ripagare di tutte le fatiche dell’ascesa.

Informazioni pratiche

Per raggiungere il Bhutan si vola a Nuova Delhi e da qui fino a Paro con Druk Air , la compagnia di bandiera buthanese.

Turkish Airlines, che quotidianamente garantisce voli per Nuova Delhi dalla più importanti città italiane, è leader a livello mondiale per la qualità dei servizi offerti al passeggero. Di recente, Apex ha infatti tributato alla compagnia il Five – Star Global Airline. Da non perdere l’occasione di un viaggio in Bhutan per partecipare gratuitamente al TOURISTANBUL organizzato dalla compagnia di bandiera turca: tutti i passeggeri diretti in Asia, America, Africa e altre importanti destinazioni, che hanno scalo a Istanbul con tempi di collegamento tra voli compresi tra 6 e 24 ore, hanno l’opportunità di visitare la città accompagnati da una guida turistica.

Un grazie speciale a Druk Heritage Tour, tour operator specializzato in itinerari personalizzati con focus sulla cultura e sulle tradizioni del Buthan, senza il cui supporto questo viaggio non sarebbe stato possibile. Tra le novità di Druk Heritage Tour per il 2018 il tour dell’Est del paese, da quest’anno raggiungibile non solo più via terra ma con un comodo volo interno appena inaugurato.

email: info@drukheritage.com

Photo by Clara Vannucci

Text by Michele Fossi

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